Il 9 giugno, presso la sala conferenze dell'Azienda Ospedaliera, si è tenuto un incontro sulla terapia della leucemia mieloide cronica. Presenti al dibattito alcuni tra i maggiori esperti dell'ematologia italiana tra cui il professor Michele Baccarani, dell'Università di Bologna, il professor Saglio, dell'Università di Torino-Orbassano, il dottor Rosti, dell'ospedale Sant'Orsola di Bologna e la professoressa Liberati, dell'Università di Perugia.
La terapia della leucemia mieloide cronica con imatinib mesilato (glivec) sta cambiando la storia naturale della malattia che, in passato, andava inevitabilmente incontro a progressione nel giro di pochi anni. L'elevata efficacia e tollerabilità si stanno traducendo in una aspettativa di vita migliore sia sul piano quantitativo che qualitativo.
Le relazioni degli esperti hanno messo in luce anche le problematiche emergenti (dose, resistenza, trattamento del paziente anziano)e i nuovi impieghi come la sindrome ipereosinofila e i Gist (tumori del tratto gastrointestinale) in campo oncologico.
La metodica didattica utilizzata dal progetto Duet è stata approvata anche dalla direzione nella persona del dr. Gianni Giovannini.
I partecipanti, medici e studenti di medicina che hanno aderito in misura considerevole, sono stati chiamati a rispondere ad una serie di quesiti sfruttando una modalità didattica interattiva.
La differenza dei voti alle risposte è servita alla discussione in aula a favore delle diverse posizioni.
Nell'ambito dell'Azienda Ospedaliera di Terni, l'Istituto di Clinica medica diretto dal professor Adolfo Puxeddu ha da sempre dedicato particolare attenzione alla diagnosi e alla terapia delle malattie ematologiche seguendo i pazienti sia in regime di ricovero sia con ambulatorio dedicato (dottoressa Pennacchi). I regimi terapeutici adottati presso il nostro ospedale sono in linea con quelli dei maggiori centri di riferimento nazionali. Le nuove frontiere terapeutiche prevedono un sempre più ampio uso di farmaci selettivi che agiscono in maniera mirata sui cloni cellulari alterati alla base della malattia.
E' auspicabile, pertanto, che in futuro sia dato impulso alle nuove diagnostiche (biologia molecolare, analisi citogenetica) per stratificare il rischio e adattare la terapia in modo che il paziente possa ricevere il miglior trattamento possibile. Tutto ciò permetterà di mantenere standard qualitativi elevati e offrire una risposta completa ai cittadini.